MATTEO 13: 47-52 – PARABOLA DELLA RETE

La Parabola della rete è una Parabola di Gesù, inserita nel Vangelo di Matteo, ed è un riferimento al giudizio universale. 
Questa è la settima Parabola che troviamo nel tredicesimo capitolo, ed è seguita direttamente dalla Parabola della perla, che riguarda il Regno di Dio, a cui si ricollega tramite il tema dell’inferno e del paradiso.
Questa Parabola è stata utilizzata anche da Agostino da Ippona nel corso della “controversia donatista” per proporre una concezione della chiesa che trovò particolare riscontro da quel momento in poi. 
Oggi possiamo fare nostri questi versetti per ricordarci che la chiesa non si pone come una società di soli santi ma un corpo misto dove al suo interno ci sono sia santi che peccatori. 
Nella Parabola del grano e della zizzania Gesù utilizzò una metafora con l’agricoltura mentre qui c’è una metafora presa dalla pesca.
Dunque il Regno dei Cieli assomiglia ad una situazione di pesca con la rete che raccoglie molteplici esemplari di pesci, quando è piena, viene trascinata a riva, dove i pescatori iniziano a fare una cernita, mettendo i pesci buoni nei recipienti e scartando quelli che vengono considerati cattivi. 
Possiamo dividere questi versetti in tre momenti:
1) LA CATTURA.
Al versetto 47 troviamo scritto che il Regno dei Cieli assomiglia ad una rete, che gettata in mare, raccoglie ogni genere di pesci. 
La rete (sagēnē) è un largo strascico che ha una grande estensione e nel bordo inferiore vengono fissati pezzi di piombo o pietre che la fanno andare a fondo. 
I sugheri posti sul bordo posteriore permettono alla rete di galleggiare. In questa maniera la rete può raccogliere tutti i pesci presenti nell’area coperta. 
La rete può venire trascinata da due imbarcazioni o direttamente da due corde poste sulla spiaggia. 
Ci si muoveva verso la riva o si tirava direttamente poi si raccoglieva la rete in un cerchio che diventava sempre più stretto. Una volta a riva i pescatori serravano l’estremità della rete e la traevano insieme con il suo contenuto sulla spiaggia. 
Questo tipo di rete è differente dalla ritrecine che invece viene lanciata direttamente dalla spiaggia (MATTEO 4:18; MARCO 1:16).
Quando giungerà il giorno del giudizio tutti quanti saremo raccolti di fronte al trono di Dio per essere giudicati (MATTEO 25:31-46; APOCALISSE 20:11-15). 

2) LA CERNITA.
Ai versetti 48-49 leggiamo della rete che viene gettata a riva e dei pescatori che ripongono ciò che è buono nei vasi e gettano via ciò che è ritenuto cattivo. 
Nel lago di Tiberiade abbiamo testimonianze che parlano della presenza di oltre 20 specie differenti di pesci. 
La separazione avveniva secondo due criteri:
A) Secondo i pesci commestibili
B) Secondo la legge mosaica (LEVITICO 11:9-12; DEUTERONOMIO 14:9-10). 
Il pesce buono (kala) indica i prodotti ittici considerati puri e commestibili secondo la legge levitica. Il pesce cattivo (sapra) è quello ritenuto impuro, non commestibile o non commerciabile secondo la legge levitica. 
Il pesce buono veniva riposto in dei vasi (angē), di solito erano dei recipienti per contenere varie sostanze come acqua, denaro, pani, vino, olio etc.
I pesci inutili venivano semplicemente gettati via. 
La separazione dei giusti dai malvagi avverrà al termine dell’età presente della storia umana. Questo processo non può avvenire qui sulla terra e soprattutto non può essere effettuato all’interno del corpo ecclesiastico (MATTEO 13:41; II TESSALONICESI 1:7-10)
Nessuna categoria di persone potrà sottrarsi al giudizio finale e ciò sarà totalmente inclusivo. 

3) LA CONDANNA.
I versetti 49-50 ci riportano degli angeli che separeranno i buoni dai cattivi. Essi saranno gettati nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Il pianto (klauthmos) indica il grande dolore che proveranno coloro che saranno puniti. Ciò indica una forte emozione, un lamento e qualcosa che sottolinea l’intensità del pianto. 
Lo stridore dei denti (brygmos) significa digrignare i denti e può essere riferito o associato alla sofferenza, al grande dolore che si patisce all’inferno, o alla disperazione ed alla rabbia intesa contro Dio. 
La fornace ardente (kaminos pyros) è la finale destinazione dei malvagi, un luogo dove vige la punizione. Si tratta dell’inferno (MATTEO 5:22; MATTEO 10:28; MATTEO 18:9; MATTEO 25:41). 
Gesù ci esorta quotidianamente a seguire la via indicata e a non lasciarci sviare dalle azioni degli empi. Grazie alla nostra testimonianza possiamo aiutare moltissime persone che sono ancora alla ricerca  a percorrere la strada che porta alla Vita Eterna. 

INTERPRETAZIONI:
Secondo il teologo inglese Arthur Pink i pesci buoni rappresentano i credenti; la loro cattura è una associazione ad entrare nella rete di Gesù per diventare Suoi discepoli; la barca è invece la separazione dal mondo. In un primo momento i pescatori separano i credenti (i pesci buoni) e successivamente gli angeli si occuperanno di portare via coloro che non credono (i pesci che vengono scartati).

Jack Dean Kingsbury, docente presso lo “Union Presbyterian Seminary” di Richmond (USA), ha ricollegato la parabola al tema del raccolto. Egli ha spiegato come l’epoca attuale sia differente dal futuro ma entrambi i periodi sono sotto il dominio di Dio.
La chiesa non può tentare da sola di stabilire una comunione santa. 
L’associazione al maligno è temporanea per chiunque. Alla fine la separazione giungerà inevitabile ed ogni cristiano dovrà esaminare se stesso per evitare di ricevere una condanna eterna. 

Per il teologo e riformatore Giovanni Calvino la parabola spiega anche questo:
“Cristo ci vuole informare che un misto di buono e cattivo perdurerà sino alla fine del mondo; sino a quando non abbia luogo una perfetta e vera restaurazione della Chiesa. Ancora egli ci avvisa che non è sufficiente impegnarci, e le conseguenze che ci attendono, a meno che siamo le pecore scelte del gregge…[e] che [i discepoli] comunichino gli uni agli altri quanto hanno ricevuto. In questo modo [Cristo] eccita e risveglia le nostre menti più e più volte al desiderio di istruirci della Sua dottrina. Egli dice che gli scribi sono come dei padroni di casa, che non solo si occupano del cibo che possiedono in scorta per sé, ma anche di quello che hanno per gli altri; e chi vive giorno per giorno non può fare previsioni verso il futuro. Il significato qui è relativo ai maestri della Chiesa, un’esortazione affinché essi siano preparati a lunghi studi per il loro popolo, una gran varietà di istruzioni sulla parola di Dio, secondo la necessità”.

Il biblista britannico William Barclay ha elaborato nei suoi scritti che la Parabola riferisce che non vi è selettività nella predicazione del Vangelo. Per i nostri tempi è una cosa comune ma nel mondo antico tutto ciò rappresentava qualcosa di incredibile in quanto quella società era piena di barriere e contingentamenti.