LA CONTROVERSIA DONATISTA

L’ecclesiologia (dal greco ekklesia,”chiesa”) è un settore della teologia che fornisce giustificazioni teoriche ad una istituzione che ha subito sviluppi e cambiamenti durante i secoli, in contrapposizione ad un contesto sociale e politico in continuo mutamento. 
L’ecclesiologia non fu una disciplina importante per la chiesa primitiva e soprattutto in oriente non venne presa in considerazione. Molti teologi greci dei primi cinque secoli non fecero esami molto accurati e si limitarono a descrivere la chiesa utilizzando immagini riconducibili alle Sacre Scritture. 
Questa mancanza di interesse per la dottrina della chiesa rifletteva la situazione politica del tempo. La chiesa era una organizzazione che si trovava all’interno della sfera di sovranità di uno Stato pagano ed era soggetta a persecuzioni. 
La condizione dei cristiani all’interno dell’Impero cambiò radicalmente dopo la conversione di Costantino. I teologi iniziarono a tracciare dei parallelismi, sia negativi che positivi, fra chiesa ed impero. 
Ippolito da Roma considerava l’impero una imitazione satanica della chiesa.
Eusebio da Cesarea sosteneva che l’impero fosse un’istituzione divinamente ordinata a cui era stato affidato il compito di preparare il mondo alla venuta del Regno di Dio.
La riflessione sugli argomenti ecclesiologici venne sviluppata a seguito dello scoppio della rivalità tra i responsabili delle chiese di Roma e Costantinopoli. 
Verso la fine del IV Secolo Roma acquisì una posizione centrale in quanto centro dell’impero romano. 
Il termine “papa”, che deriva dal latino “padre”, fu attribuito all’inizio ad ogni vescovo, ma col passare degli anni andò ad indicare il vescovo di Roma. Dal 1073, in  occidente il titolo fu rivolto esclusivamente al vescovo di Roma. Subito iniziò a porsi la questione su quale fosse l’autorità del vescovo di Roma fuori dai confini della propria diocesi. 
Il papa era chiamato a svolgere il ruolo di arbitro nelle dispute ecclesiastiche di vario genere in tutta l’area Mediterranea. 
Le chiese orientali respinsero l’idea che l’autorità papale si basasse su precisi fondamenti teologici. 
Il papa era il successore di Pietro alla luce dell’apparente “primato” che troviamo nel Vangelo di Matteo (16:18). A molti componenti della chiesa occidentale sembrò imperscrutabile che l’autorità spirituale di Pietro fosse stata trasmessa ai vescovi di Roma quali suoi successori. 
Fu la chiesa occidentale alla fine che forzò il passo della riflessione sulla natura ed identità teologica della chiesa. 
Lo sviluppo dell’ecclesiologia fu stimolato da una controversia che partì nell’Africa settentrionale, conosciuta come “controversia donatista”. 

Sotto il dominio dell’imperatore romano Diocleziano (284-313), le comunità cristiane subirono forti persecuzioni. 
Le persecuzioni iniziarono nel 303 e terminarono con la conversione di Costantino e la promulgazione dell’Editto di Milano (313).
Diocleziano ordinò la demolizione delle chiese ed il rogo dei libri cristiani. 
I cristiani che consegnarono spontaneamente i libri furono chiamati “traditores” e tra questi compariva anche Felice di Aptunga che nel 311 consacrò Ceciliano come vescovo di Cartagine. 
Molti cristiani cartaginesi si sentirono offesi da tale affronto e dichiararono di non poter accettare l’autorità di Ceciliano. L’autorità della gerarchia venne fortemente contestata. 
La chiesa doveva essere pura e risultò inaccettabile l’introduzione di personaggi simili. 
Quando Agostino da Ippona tornò in Africa, nel 388, dovette fronteggiare una fazione scissionista che si era stabilita alla guida della regione e godeva di un fortissimo consenso popolare. 
I donatisti presero il nome dal vescovo Donato, responsabili della scissione della chiesa africana. Essi godettero dell’appoggio della popolazione autoctona mentre i cattolici vennero appoggiati dai colonizzatori romani nella regione.
Gli argomenti teologici coinvolti nella controversia furono di notevole importanza.
Essi sono la causa di gravi tensioni teologiche causate da Cipriano di Cartagine che guidò la chiesa africana nel III Secolo. 
Cipriano, nel suo testo “De catholicae ecclesia unitate”, affermò che l’unità della chiesa non si poteva spezzare sulla base di un pretesto qualsiasi. Chi si poneva fuori dai limiti della chiesa perdeva ogni possibilità di salvezza. 
I vescovi scismatici automaticamente venivano privati della facoltà di amministrare i sacramenti ed agire come ministri. A loro non doveva venire permesso di ordinare presbiteri o altri vescovi in quanto avevano perduto i doni spirituali e la loro autorità.
Qualsiasi ordinazione andava considerata illegittima e chiunque sia stato da loro battezzato doveva essere considerato battezzato invalidamente.
Cipriano portò avanti anche una ambigua teoria in caso di pentimento del vescovo che si aprì a due linee di interpretazione:
1) Il vescovo che a causa del suo cedimento ha commesso il peccato di apostasia non può essere considerato un valido amministratore di sacramenti.
2) Il vescovo può essere reintegrato nella grazia ed amministrare nuovamente i sacramenti in caso di pentimento.
I cattolici adottarono la seconda posizione mentre i rivali donatisti diedero enfasi alla prima. 
I donatisti sostennero che l’intero sistema ecclesiastico era stato corrotto e bisognava sostituire i “traditores” con tutti coloro che nel corso delle persecuzioni rimasero saldi nella fede. Era anche necessario ribattezzare ed ordinare una seconda volta coloro che vennero battezzati o ordinati dai “traditores”. 
Questo portò alla creazione di una fazione scissionista. 
Cipriano, dal canto suo, proibì gli scismi di qualsiasi natura. Lo scisma donatista andava contro ogni principio enunciato da Cipriano. 
I donatisti sottolinearono, in modo enfatico, il carattere scandaloso dell’apostasia mentre i cattolici andarono contro ad ogni possibilità di scisma. 
Si venne a creare una lunga situazione di stallo che venne sbloccata dall’arrivo di Agostino, che divenne vescovo di Ippona nella regione. 
Agostino risolse le questioni che si erano venute a creare grazie alla visione di Cipriano. Venne proposta una concezione “agostiniana” della chiesa che trovò molta considerazione da quel momento in poi. 
Agostino sottolineò la “peccaminosità del cristiano” ed intese che la chiesa non vuole essere una società di soli santi ma un corpo misto composto da peccatori e santi.
Possiamo ritrovare questa immagine in due importanti parabole bibliche:
1) Parabola della rete che cattura molti pesci (Matteo 13:47-52).
2) Parabola del grano e della zizzania (Matteo 13: 24-31).
Agostino diede molta enfasi alla seconda parabola che è riferita alla chiesa nel mondo. Bisogna aspettarsi che la chiesa raccolga al suo interno sia santi che peccatori e cercare di separarli in questo mondo è prematuro e scorretto. La separazione avverrà nei tempi prestabiliti da Dio alla fine della storia. A nessun essere umano potrà essere consentito di emanare tale giudizio o operare una separazione al posto di Dio. 
Agostino quando parla di santità della chiesa non si riferisce ai membri ma direttamente a Cristo. La chiesa non può essere una congregazione di santi sulla terra perché i membri sono macchiati dal peccato originale. 
La chiesa può venire santificata da Cristo e tale santificazione sarà resa perfetta il giorno in cui arriverà il giudizio finale. 
Agostino avanzò un’osservazione pratica in cui sostenne che i donatisti facevano fatica a vivere secondo i loro rigidi principi morali ed erano capaci, quanto i cattolici, di ubriacarsi e scontrarsi con gli altri. 
Per il vescovo di Ippona lo scisma e la consegna dei libri cristiani sono due peccati importanti, ma che per Cipriano, lo scisma è di gran lunga il peccato più grave.
I donatisti vennero ritenuti colpevoli di aver travisato l’insegnamento del vescovo martire nordafricano. 
Agostino sostenne che il donatismo fu un gravissimo errore. La chiesa doveva restare composta da un corpo misto. Il peccato è un aspetto che non può essere evitato all’interno della vita ecclesiastica e non deve costituire il pretesto e la giustificazione di uno scisma.